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E N O T E C A - W I N E B A R
SAPORI DOC
VINI - PRODOTTI TIPICI SICILIANI
INGROSSO E DETTAGLIO
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Da sempre il vino è un prodotto
caratterizzante della Sicilia. Già nell'ottavo secolo avanti Cristo la
produzione, il consumo e il commercio di uva accomunavano la civiltà
punica insediata nella Sicilia occidentale e quella greca, nella Sicilia
orientale. Lo testimoniano i reperti archeologici: anfore per vino puniche
e monete greche recanti incisi grappoli d'uva. Un pregiato vitigno, ad
esempio, presente ancora oggi nell'isola, il Grecanico, fu introdotto dai
coloni greci. Nel terzo secolo avanti Cristo la Sicilia divenne romana ed
i vini dell'isola giunsero fino in Gallia. A Pompei, la città
sepolta dall'eruzione del Vesuvio, furono ritrovato orci di vino
siciliano, che faceva concorrenza a quello locale. Nei secoli successivi,
i primi dell'era cristiana, l'affermarsi del latifondo portò ad
un'ulteriore estensione della viticoltura. |
| Nel nono secolo, giunsero gli
Arabi in Sicilia che coltivarono ampiamente l'uva da mensa, creando
l'industria dell'uva passa ed introducendo il vitigno Zibibbo (da Zebib,
termine arabo). La vite di vino, invece, probabilmente per motivi
religiosi, non fu più coltivata.Con i Normanni prima e gli Svevi poi
(l'impulso dato da Federico II fu molto importante) la viticoltura e la
produzione di vino tornano in auge. La tendenza alla crescita si accentuò
sotto i governi aragonesi e spagnoli, ciò fino al diciottesimo secolo. In
quello stesso secolo, con i Borboni, il vino di Sicilia varcò i confini
dell'isola. Nel 1773, infatti, grazie a John Woodhouse, nacque il Marsala.
Per mezzo secolo i produttori furono inglesi ed il Marsala fu in gran
parte destinato all'Inghilterra. Poi divenne famoso nel mondo. |
| Dopo l'unità d'Italia si
rafforzò il ruolo di produttrice di vino della Sicilia, ma nel 1880
l'invasione della filossera (Philoxera Vaxstratis, insetto nocivo per la
vite) segnò una battuta d'arresto a comportò, nei decenni successivi,
la necessità di ricostruire i vigneti. Fu una fase che si prolungò
praticamente fino alla fine della seconda guerra mondiale. Dopo il
conflitto, e specialmente con gli anni '60, cominciò la fase di
riorganizzazione e rilancio della viticoltura, che negli anni ha
condotto alla produzione odierna che è diversificata e di alta qualità
e ha portato i vini siciliani a competere a livello internazionale. |
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Posta al centro di un'area che ha
costituito. in ogni tempo, uno dei poli di formazione e sviluppo della
civiltà, attraversata da una molteplicità di culture che ne hanno
scandito l'evoluzione storica, la Sicilia può dirsi l'Isola del mondo.
Qui, il lento accumularsi, per millenni, di frammenti di storia
quotidiana, ha disegnato una cultura universale, eppure unica, che ha
contribuito a fare di questa terra, on ogni tempo, un mito. Anche il
paesaggio agrario della Sicilia, in questo continuo fluire di genti e
commerci diversi, di bisogni e attitudini, ha conosciuto mutamenti e
trasformazioni, stratificazioni ed evoluzioni. |
| Le colture di grano,
ulivo, agrumi, vite, mandorlo, pistacchio o la produzione del miele, così
come le attività legate a forme primordiali di sussistenza quali la pesca
e la caccia, in virtù di consistenti fenomeni di permanenza, avutisi
parallelamente ai mutamenti economici ed etnici, hanno finito per
costituire una tradizione che oggi, grazie ai modernissimi processi di
lavorazione industriale, si offre al mondo come uno tra i più autentici
valori culturali della Sicilia. |
| Infatti, anche la cucina siciliana,
quella che faceva esclamare ai più grandi gourmet dell'antichità romana,
che di buon tavola se ne intendevano, "cuochi siciliani e mensa
siciliana" altro non è, come ben sappiamo, che il risultato
della progressiva storicizzazione dell'elaborazione gastronomica dei
prodotti tradizionalmente e spontaneamente disponibili, in ogni tempo, in
questa isola ricca dalla natura generosa e sorprendente. Qui, attraverso i
secoli, si sono fusi, in uno stile unico e inconfondibile, tutti i
precetti e le influenze pervenuti, alla gastronomia siciliana, dalle
diverse culture che hanno attraversato l'Isola, legando, anche in tema di
cibi e pietanze, l'immagine predominante di questa terra a quella barocca,
grandiosa e raffinata. |
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Basterebbe citare la descrizione dei
pranzi di casa Salina, tratta dalla pagina del "Gattopardo" di
Tomasi di Lampedusa, per visualizzare un sontuoso affresco della tavola
siciliana e dei prodotti che l'hanno caratterizzata, ma ancor più
imparziale ci sembra lasciarla agli occhi ed alla penna di un visitatore
straniero, quel Patrick Brydone che nel suo Viaggio in Sicilia ed a
Malta, lasciata una puntuale descrizione del pranzo al quale, nel
1770, ospite della nobiltà agrigentina, ebbe l'opportunità di
partecipare:
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"A tavola eravamo in trenta, ma sulla mia parola, non credo che i
piatti siano stati meno di un centinaio. Erano tutti guarniti con salse
succulente e delicate che non ci lasciarono alcun dubbio sulla veridicità
del vecchio proverbio romano 'siculus coquus et sicula mensa' ...
Non mancava nulla di ciò che può stimolare e stuzzicare il palato, nulla
di quello che si può inventare per creare l'appetito o per soddisfarlo...
e durante il convito furono serviti alcuni piatti preferiti dagli epicurei
romani, proprio gli stessi... Il vasellame era tutto d'argento. La frutta
venne portata in tavola quasi tutta con la seconda portata, un sistema
senz'altro migliore del nostro, anche se ci parve strano. Il primo piatto
che ci passò in giro era di fragole... Il dessert consisteva di frutti di
ogni tipo ed i gelati erano in forma di pesche, fichi, arance, noci, etc e
la somiglianza con i frutti veri era tale che chi non fosse abituato ai
gelati poteva benissimo cadere in inganno".
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